
L’angolo letterario dedicato al fumo da pipa
Anno II - Numero 1 – 25 I 2009
Giusto il tempo di una pipa
Tra le domande che ogni bravo neofita si pone di fronte a primi tentativi e mezze accensioni, ce n’è una che riaffiora di tanto in tanto anche dopo, assieme al denso aroma delle fumate più esperte: quanto dura una pipa?
Ben presto la logica lascia spazio all’esperienza personale e la testa si mette a tacere: accompagnando le faccende quotidiane, d’azione o di riflessione, la pipa ritma il nostro fare e solo quando la cenere si fa sentire in gola ci accorgiamo dei minuti trascorsi.Ma quanto può durare una pipa?Il paesaggio è brullo, il car
ro sferraglia sullo sterrato, la luna buca il cielo dell’isola. Il vecchio Emanuel tiene molle le redini e il cavallo obbediente va da solo. I pensieri bianchi vengono interrotti da una figura esile, al bordo della strada. E’ un bambino, in viaggio: cerca qualcosa che lo riguarda da vicino. Il vecchio sardo capisce e lo ospita in cassetta. «L’indice di Emanuel Alabì traccia un semicerchio che contiene metà del mondo e le luci minuscole che camminano disegnando cerchi e onde tremanti.- Cosa sono quelle luci?- Lamparas. Barche di pescatori. E’ una buona notte, per calamari… - L’uomo cerca lo sguardo del bambino, e vede gli occhi che brillano, spalancati sotto l’unica stella. – Non sai cos’è una barca e forse non hai mai visto un calamaro…- Hai ragione. Ma non è importante. Mi piace ascoltarti. Le parole sono note di un ballo, non bisogna capire…Ride, Emanuel Alabì. Accende una pipa corta, dimezzata. – Parleremo fino a che non sarà spenta. Poi dormiremo. Avrai tempo anche domani, per imparare».
(Sergio Azteni, Bellas mariposas, Sellerio 1998)
Dalla strada alla casa. Quanto può durare una pipa?Nella stanza c’è caldo. Le donne con i capelli raccolti sulla nuca spentolano avanti e indietro. C’è profumo di carni rosse e di vino denso. Qualche faraona fa capolino in cucina, abituata alle voci domestiche e sul tavolo la pasta lievitata attende il forno. «La sera è già scesa sopra il villaggio; piccole luci di lanterne si muovono in qualche cortile o verso le stalle; le case, la campagna e gli alberi sono avvolti da un silenzio antico ma non ostile; la pioggia si è attutita e le tre donne vestite di nero e con i grembiuli bianchi di farina aspettano il pane che cuoce nel forno.L’uomo si è seduto a lato della bocca con la schiena appoggiata alla parete per godersi il calore, e con uno stecco che sulla punta conserva la bracia si accende la pipa. Forse la cottura del pane è regolata sul tempo della sua pipata».
(Mario Rigoni Stern, Tra due guerre e altre storie, Einaudi 2000)

