Il trattamento “oil cured”

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Il trattamento ad olio denominato "oil cured" fa parte della tradizione della produzione inglese di pipe. Anche se adottato in serie fin dagli inizi del secolo scorso le case inglesi non hanno mai dichiarato né in cosa esattamente consistesse, né l'utilità di un simile procedimento. Secondo R.C. Hamlin il primo a sviluppare un trattamento ad olio fu Alfred Dunhill, inizialmente per togliere "acidità" dalla radica e assicurare un gusto dolce alle sue pipe.

Naturalmente se ne sono sempre decantati i vantaggi che possono essere così riassunti:

  • protezione della radica in senso generale;
  • uniformità nella formazione dello strato di "carbone" sulle pareti interne del camino;
  • maggior protezione ai rischi di bruciature localizzate;
  • elimininazione del "sapore" classico di legno della pipa tradizionale non trattata;
  • riduzione o eliminazione delle fasi di "rodaggio";
  • valorizazzione delle miscele di tabacco, grazie al sapore "neutro" del legno.

Altrettanto naturalmente si sono prese in considerazione anche altre valutazioni più commerciali e meno legate a fattori vantaggiosi per il fumatore. Il trattamento oil cured, infatti, permetteva alle enormi produzioni del tempo anche:

  • uniformità delle diverse partite di radica indipendentemente dalla provenienza;
  • continuità della qualità standard di produzione;
  • un'abitudine, quindi una standardizzazione al tipo di fumabilità (fedeltà del cliente).

Come scrive R.C. Hamlin nel suo "The Briar Factor", "Dunhill ideò il trattamento ad olio per liberarsi della linfa della radica (gli umori contenuti nelle fibre del legno ndr.) e del suo gusto caratteristico. Naturalmente gli olii usati da Dunhill a loro volta lasciavano una traccia nel sapore della fumata, ma molti fumatori preferivano il sapore dell'olio a quello della linfa". Charatan, invece, sempre secondo Hamlin "utilizzava la pressione per fare uscuire la linfa dalla radica, e dopo la faceva asciugare per un periodo molto lungo. Questo metodo produceva il minor numero di scarti e lasciava il loro legno con i pori completamente aperti e nessun sapore strano di olio o di linfa".

Fatto sta che il trattamento "oil cured", adottato anche da Ashton, si impose sul tradizionale mercato inglese (e di conseguenza su quello mondiale più pregiato). Un trattamento sempre considerato "segreto" anche se è facile intuire che la mobilità dei vari responsabili di produzione da un azienda all'altra - come avviene in tutte le attività produttive - abbia consentito la trasmissione dei vari metodi anche se in diverse varianti rispetto al metodo originale proprio.

Solo a metà degli anni Settanta, quando la produzione era ormai fortemente diminuita e sul mercato s'erano imposti anche altri marchi (per tacere della rivalutazione del metodo naturale, la riscoperta del gusto della pipa non trattata) cominciarono a trapelare, in occasione di incontri, convegni, manifestazioni pipesche, alcuni "sistemi" adottati per l'oil cured.

Non risulta che i grandi produttori francesi siano mai stati tentati dall'adottare simile trattamento e anche in Italia il metodo oil cured fu trascurato. In realtà furono diversi pipemaker a trentare l'impesa, ma non avendo il know how necessario procedettero per tentativi estemporanei e non continuativi dagli esiti insoddisfacenti. Il mercato americano, pur non coinvolto nella produzione, era ed è il principale ammiratore (e consumatore) dell'oil cured.

È proprio dal mercato Usa, infatti, che spunta la prima, seria, opportunità "italiana". Un importante distributore americano, alle soglie del nuovo millennio, deve prendere atto dell'uscita dal mercato di un importante marchio inglese che, fino ad allora, aveva assicurato la produzione e la vendita di pipe oil cured. L'esigenza è quella di non "perdere" una clientela ormai affezionata ad un certo tipo di "gusto", ma anche ad una qualità garantita da un marchio storico. Serve un pipemaker dal nome affermato, dalla qualità e serietà indiscutibile, e la scelta cade su Radice. Agli artigiani di Cucciago viene offerta la possibilità di entrare in un "settore" ormai affermato, in cambio di alcune nozioni gelosamente riservate da sperimentare e la promessa - in caso di esito positivo - di una distribuzione sul territorio Usa. I numeri non sono faraonici ed è implicito che tutti i costi e i rischi sono a carico dei pipemaker, ma i Radice affrontano l'opportunità come un'autentica sfida.

Il trattamento adottato dai Radice prevede l'immersione delle teste in olio di lino crudo per un certo periodo di tempo affidandosi, però, ad un successivo processo di asciugatura naturale. A differenza della grande produzione inglese che, a quanto risulta, ricorre a delle serpentine elettriche per il processo di asciugatura. Quest'ultimo sistema, naturalmente, riduce i tempi di lavorazione.

Curiosità. I francesi hanno sperimentato (1910_1920) il trattamento "oil cured" sulla schiuma di mare utilizzando un olio (goudron) ottenuto, pare, dalla combustione della betulla. Il risultato, però, non è stato particolarmente apprezzato per le alterazioni alle caratteristiche peculiari della schiuma che il processo provocava, anche se - stando ai pareri dei collezionisti - dal punto di vista estetico le colorazioni delle pipe (culottage) assumevano sfumature molto accattivanti.

Commento MpcBuletin
Mpc, da sempre, legandosi alla tradzione italiana preferisce le pipe "naturali", senza trattamenti e con l'interno del camino intonso. Al di là della scelta "ideologica" la preferenza tra una pipa naturale ed una oil cured è affidata ad una questione di gusto personale. C'è chi non sopporta, ad esempio, quel sapore di "legno" iniziale e chi invece lo considera un pregio. Viceversa c'è chi non gradisce il gusto leggermente oleoso, sempre iniziale, delle pipe oil cured. È sempre questione di gusto e non pochi esperti sostengono che la fumata in pipe oil cured assicura una costanza immutata nel tempo. Altri, invece, considerano un vantaggio le variazioni di gusto offerte dall'invecchiamento naturale della pipa non trattata. Come dicevamo, de gustibus...
L'esperienza di una fumata con pipa oil cured, comunque, non può mancare nel "curriculum" dell'esperienza di un fumatore di pipa.

MpcBuletin/Ezio Rocchi Balbi
Si ringraziano per la collaborazione Michele "Goerz" Bertoni (con la I) e Giovanbattista "Titta" Polifroni