Radice

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"Luigi, ma queste sono ancora le Caminetto".
Nel giugno del 1980 Luigi Radice rimaneva un po' spiazzato quando i negozianti gli contestavano il design della sua nuova produzione. Cosa poteva ribattere? In fondo che riconoscessero la sua "mano" gli faceva piacere.

Facciamo qualche passo indietro; anagraficamente Luigi nasce nel 1939 ma, come pipemaker, il suo battesimo è nel 1960 alla Castello di Scotti dove acquisisce il soprannome "picc" e l'arte dell'artigianato della pipa.
Nel 1968, con Peppino Ascorti - che lavorava con lui nella prestigiosa casa canturina ­ fonda la Caminetto, la pipa del baffo, conquistando in pochi anni un certo prestigio e una non disprezzabile quota di mercato proprio nel momento in cui, soprattutto i mercati esteri, tendono a privilegiare il prodotto artigianale, il made in Italy e la pipa di qualità. L'apporto commerciale di Gianni Davoli, entrato in società nel 1974, assicura ­ grazie ad uno dei negozi più frequentati di quegli anni ­una visibilità invidiabile. Il successo sembra inarrestabile ma non è facile garantire una convivenza quando si lavora con solerzia e passione tipicamente brianzola in un contesto dove, forse, si ha l'impressione di faticare garantendo soddisfazione più agli altri che a se stessi.

Il 19 novembre 1979 Radice ha 40 anni e si ritiene ormai maturo per il grande passo: mettersi in proprio. Si ritrova solo, nello scantinato di casa sua, con due figli piccoli, gli attrezzi e quei pochi macchinari che servono da acquistare e quei venditori calabresi di radica che vogliono vedere il colore delle sue banconote prima di mettere le placche sul bancone.

E' dura, caspita se è dura. Dopo poco più di sei mesi ha pronto il suo campionario, ma l'obiezione è sempre la stessa. Che colpa ne ha Luigi se riconoscono il suo stile nelle Caminetto? Già aveva dovuto modificare linee e forme per non imitare Castello; gli tocca cambiare un'altra volta. Cambia mano e marcia e gli fa tenerezza vedere il figlio Luca, tredici anni, tornare a casa da scuola e dare una mano al babbo. Nel primo anno di produzione i pezzi prodotti sono a malapena 600. Non bastano, non possono bastare. Il marchio Radice stenta a imporsi e Luigi accetta di produrre con nomi di fantasia come Brianza o Briantea per il ricco mercato tedesco che, da grossista a negoziante, dilapida il valore aggiunto del produttore.

Luigi non molla, è ostinato e consapevole delle sue capacità. Uno come lui, capace di produrre pezzi scolpiti (ricordate la Epoca, rinominata Underwood?) non può accettare di essere trattato come uno che "smacchina", un tot al pezzo e via andare. Anche il figlio Marzio (1964) abbandona il posto di lavoro e nel 1982 entra in laboratorio. Per fortuna il patrimonio genetico non è acqua e per Luigi è una soddisfazione riconoscere la sua mano in quella dei figli. Nascono la serie Rubino, Clear e ­ giusto per non ispirarsi troppo a Castello ­ il top della gamma, la Collect.

Nel 1989 Lorenzi di Via Montenapoleone, probabilmente il negozio che ha le pipe più belle in città, decide di affiancare a Dunhill e Castello le Radice.
E' fatta, il marchio ha impiegato dieci anni ma ora ha un suo prestigio, un suo riconoscimento. Nascono le pipe gemelle, due splendide fiammate recuperate da un'unica placca a mezzaluna, che sembrano il riflesso l'una dell'altra. Arrivano gli americani e le Radice fanno bella mostra di sé nelle esposizioni più blasonate. Luigi realizza che è in età di pensione ma traduce il tutto in un cambio d'orario: non è più obbligato a lavorare a lavorare dalla mattina alla sera. Si concede una ricca pausa pranzo, il caffè e la partita a scopa con gli amici al bar del paese. Se Marzio e Luca hanno bisogno di una mano (e se ne ha voglia) si mette il grembiule, abbassa la testa e lavora.

Ormai la produzione è consolidata sui 2400 pezzi all¹anno, potrebbe andare tutta all'estero ma fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Tolti i clienti "direzionali" il buon Lubinsky un 20/25% sul mercato nazionale è garantito.

Una Radice è la prima pipa del club del MPC; manca una piccola soddisfazione, l'iscrizione al Guiness dei primati per la pipa più grande del mondo (v. MPC Buletin), ma questa è un'altra storia.